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surace francesco

 

BORGOSESIA 02-08-2020 Si è fermato a pochi metri dall’impresa,

 

ma torna con il sorriso sulle labbra, Francesco Surace, che
stanotte è stato protagonista di una grande prova sportiva, con l’obiettivo di raggiungere in meno di 16 ore la Capanna Margherita partendo da Genova, dopo una parte di tragitto in bicicletta e poi la salita a piedi verso il rifugio più alto d’Europa: «Arrivato al Lys mi sono sentito venire meno – racconta a caldo, appena rientrato ad Alagna - a quel punto, ho preferito tornare indietro con le mie gambe e rimandare l’impresa: ho 26 anni e tutto il tempo per raggiungere il mio obiettivo».
Stava andando tutto bene, il giovane sportivo aveva un margine di un paio d’ore sul tempo da battere (16 ore e mezza) quindi in tutto il suo gruppo aleggiava una certa euforia; come accade a molti alpinisti, però, la quota del colle del Lys è stata fatale: Francesco ha avvertito un malessere che, da ottimo conoscitore della montagna, ha saputo immediatamente interpretare, comprendendo che non era più il caso di continuare. Con ovvio rammarico, ma senza perdere la calma, ha preso consapevolmente la sua decisione: bisognava fermarsi.
Francesco era partito alle 20 da Genova, con una temperatura di 30 gradi, dopo una giornata trascorsa in camper nel capoluogo ligure: «A Genova la giornata era molto calda – racconta – c’erano oltre 35 gradi; alle 20 sono partito con 30 gradi, poi alle 23 sono arrivato ad Alessandria, e c’erano ancora 25 gradi, che sono diventati 23 a Vercelli dove sono arrivato all’una. Ho comunque percorso il tragitto in bici senza problemi, seguito e sostenuto dal mio team, ho apprezzato molto l’accoglienza a
Borgosesia, con tifosi festanti che mi aspettavano nel cuore della notte. Sono arrivato ad Alagna alle tre di notte – racconta ancora - con netto anticipo sulla tabella di marcia, ed ho fatto una pausa di soli 15 minuti, perché stavo bene e volevo ripartire».

 


Alle 9,40 era arrivato al Colle Vincent, a 4mila metri, tutto sembrava andare bene, ma raggiunto il Lys (quota 4284 m) Francesco ha cominciato ad avvertire i classici sintomi del mal di montagna: uno stato di generale ipossia, dovuta probabilmente alla combinazione tra le condizioni ambientali e l’enorme sforzo sostenuto fino a lì. Ha provato a contrastare queste sensazioni, ma conosce bene il suo corpo e sa quando è il momento di fermarsi. Alle 10,30 arriva la notizia: Francesco
ha deciso di rinunciare.
Il papà Pietro, che lo aspetta con tanti amici, il team del GSA Valsesia e tutto lo staff tecnico che ha supportato Francesco nella preparazione, è orgoglioso del suo ragazzo: «Ha fatto tutto al meglio, sono fiero di lui – dice commosso – ha una grande forza fisica e mentale, questo è solo un primo passo verso qualcosa di meglio. Sono certo che ci riproverà e, con la sua determinazione, ce la farà».
Le voci di incoraggiamento, espressioni di affetto e di stima per questo giovane atleta dal sorriso aperto e dalla volontà di ferro si inseguono: uno dei primi messaggi su Facebook è del Sindaco di Borgosesia, Paolo Tiramani, nel cui staff Francesco Surace lavora: “Forza Francesco. Questa volta non è andata ma sono sicuro che ce la farai presto. Cuore e testa sempre Francys. Ti vogliamo tutti bene!”.
Un messaggio che racchiude il sentimento dell’intera Valsesia, stretta affettuosamente intorno a questo giovane atleta: tutti sono convinti che presto conquisterà il suo obiettivo, perché Francesco ha la stoffa del campione! E Francesco non si scompone, ha fiducia in se stesso e annuncia: «Il periodo più adatto per questa impresa è giugno, e a giugno 2021 ci riproverò!».

 

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